Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
ecca6786-2c38-41f0-b4cd-9d2c37b9664e

Ilaria Romagnoli nel cda Tim, chi è la banchiera “milanese” di Rothschild affezionata alla Curva Sud

</span></figure></a> Ilaria Romagnoli, Rothschild
Ilaria Romagnoli, Rothschild

Il mondo dei bankers che si occupano di merger & acquisition e’ stato a lungo il settore più’ maschilista del settore finanziario. Negli ultimi anni, qualche donna è’ riuscita a farsi spazio. Ma venti anni fa, almeno in Italia, era difficile trovare al tavolo negoziale dei grandi deal una banchiera d’affari donna. O meglio: a parte Patrizia Micucci in Lehman e Brothers, in poche avevano ruoli da managing director. Una delle poche a mettersi in luce a fine anni ‘90 e’ stata Ilaria Romagnoli di Rothschild, “brava sui numeri, sempre ben documentata e tosta di carattere” ricorda oggi un suo collega maschio di una investment bank concorrente. Da poche settimane, Romagnoli è’ diventata senior advisor di Rothschild Merchant ed e’ stata nominata nel consiglio di amministrazione di Tim. Chi è’ la “lady finanza” che sta vivendo una seconda giovinezza nel cuore della city milanese?

Nata a Roma, poco più’ che 50enne, sposata con un banchiere, due figli. Si è’ laureata in economia all’Universita’ La Sapienza di Roma, dove rimane poi a fare il dottorato di ricerca con il professor GIanfranco Zanda. Nel frattempo diventa anche commercialista, inizia a lavorare nella revisione e poi passa in una boutique dell’area tax & legal specializzata in contratti internazionali. Finche’ non arriva l’occasione di entrare nel mondo della finanza. Ma trasferendosi a Milano e lasciando l’amata Roma (e l’ancor più’ amata As Roma, che per anni ha seguito frequentando la Curva Sud con un gruppo di amici che comprendeva anche Enrico Laghi, da poco tempo diventato presidente della Edizione dei Benetton).

A offrirle la chance milanese e’ la banca d’affari Rothschild, guidata a fine anni ‘90 dal ticket formato da Stefano Marsaglia e da Alessandro Daffina (romano e romanista, forse più’ della Romagnoli). Entrambi sono banchieri d’affari molto noti sul mercato, da cui Romagnoli impara il mestiere in un ambiente che fin dall’inizio appare competitivo ma sfidante per le grandi opportunità’.

Per la Romagnoli, prima un po’ di sana gavetta interna e poi al lavoro in team sui primi deal di m&a. Il lavoro non manca: siamo negli anni della seconda fase delle privatizzazioni ed e’ in rampa di lancio il grande riassetto bancario che coinvolgerà’ piccole e grandi banche. E la Romagnoli si lancia, dedicando al lavoro anche buona parte del tempo libero.

La prima operazione che segue in prima battuta la vede agire da advisor di Bnl nella cessione di Efibanca alla Popolare Lodi. Sarà’ solo la prima di una lunga serie di operazioni che seguirà’ per Bnl, fino alla lunga fase di offerte e controfferte, patti e controparti di sindacato che si sono conclusi con l’approdo finale della banca nel gruppo Bnp Paribas. La Romagnoli di Rothschild diventa una banker molto nota nel settore, e se ha successo e’ solo per il suo lavoro perché’ e’ certo che nessuno le ha spianato la strada in nome delle quote rosa. Segue come advisor di Capitalia la fusione con UniCredit. E poi viene catapultata a gestire le aggregazioni nel settore delle banche popolari. Un mondo diverso, dove a un advisor non basta “far girare i numeri di una fusione”.  Capita spesso di trovare la quadra tra personalismi, localismi, delineare strutture di governance che tengano conto di mille equilibri. E’ il caso della fusione tra la Popolare Lodi e la Popolare di Verona e Novara, che Romagnoli segue per la Lodi guidata da Divo Gronchi. Un deal complesso, in cui la banker si ritrova come controparte un’altra delle poche donne dell’m&a: Gaia Mazzalveri, nota per gli incarichi in Mediobanca, MorganStanley, Equita e ora in Vitale & C.

Pur essendosi specializzata nel settore bancario, Romagnoli spazia in tutto il mondo delle financial institutions. Compreso il mondo assicurativo, dove con Rothschild ha più’ volte occasione di lavorare come advisor del manager Enrico Tommaso Cucchiani, sia ai tempi del Lloyd Adriatico che poi in Allianz. Quando nel 2012 Cucchiani diventa ceo di Intesa Sanpaolo, per sostituire Corrado Passera che era diventato ministro nel Governo Monti, decide di istituire un suo staff per le iniziative strategiche della banca e offre alla Romagnoli di entrare nel team. La banker sa che in Rothschild le opportunità’ di crescita sono più’ o meno esaurite. Pensa anche alla famiglia, come racconta chi la conosce bene, al fatto che una sua presenza più’ stabile a Milano sarà’ di aiuto ai figli che crescono. E poi forse era arrivato il momento di cambiare, anche se lascia casa Rothschild a malincuore e si lancia nell’avventura in Intesa Sanpaolo dove, lavorando per anni su tanti dossier, ha stretto ottimi rapporti con molti manager della banca a partire da Gaetano Micciche’ e Giovanni Gilli. Il problema è’ che, come noto, tra Cucchiani e il top management di Intesa non si crea un clima costruttivo. E la sua “task force” di consulenti provenienti dall’esterno, di cui fa parte Ilaria Romagnoli, viene vissuta all’interno come un commissariamento dei manager che gestiscono la banca. Finisce che dopo circa un anno Cucchiani lascia, il team si scioglie e anche la Romagnoli lascia Intesa.

Pochi mesi per valutare che fare, le offerte non mancano grazie al network di relazioni costruito in venti anni. Alla fine prevale la voglia di “tornare a casa” e quindi accetta la proposta di Rothschild di occuparsi della nuova divisione wealth management che la banca d’affari ha deciso di lanciare in Italia.

Quasi sei anni fino al nuovo recente incarico, sempre in Rothschild, di senior advisor per il merchant banking. E il nuovo ruolo da consigliere di amministrazione di Tim. Se finanza e tecnologia sono il presente, dalla loro unione (Fintech) potrebbe emergere la futura passione lavorativa di Romagnoli. Ma e’ presto per dirlo. E’ una banchiera che, prima di fare, vuole sempre studiare e farsi trovare preparata. Se non avesse sempre fatto così’, non si sarebbe mai fatta largo nel mondo maschile dei bankers.