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Generali, il candidato presidente era Draghi (prima che diventasse Premier)

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Gia’ alla fine del 2020 i grandi azionisti delle Assicurazioni Generali si ponevano il problema del rinnovo del cda, che ora e’ entrato nella fase decisiva. In questi giorni gli head hunter stanno completando la long list dei futuri candidati amministratori, da cui poi il comitato nomine selezionera’ la short list che, con voto individuale (e non scontato) dei membri uscenti del cda, determinera’ la lista dei candidati al prossimo cda. Scontata gia’ da un anno la ricandidatura a maggioranza del ceo Philippe Donnet dal fronte vicino a Mediobanca (e De Agostini), cosi’ come altrettanto scontata era gia’ da allora l’opposizione degli azionisti Caltagirone e Del  Vecchio, all’epoca risulta che ci fosse un pour parler tra tutti i grandi azionisti per individuare un presidente che facesse fare un salto di qualita’ internazionale alla compagnia assicurativa triestina.

L’idea che poi non e’ diventata progetto, stando quanto risulta a Bankers&co, era di proporre la presidenza delle Generali all’ex numero uno di Bce Mario Draghi. Ipotesi naufragata sul nascere, poiche’ di li’ a poche settimane Draghi fu chiamato dal Quirinale alla guida del Governo italiano per portare l’Italia fuori dalla crisi sanitaria ed economica che a inizio 2021 era ancora nella fase piu’ acuta.

Se la scelta del presidente Mattarella e’ stata decisiva per dare stabilita’ al Paese in una fase tra le piu’ delicate della sua storia, l’approdo di Draghi alla guida del Governo e’ un’occasione persa per le Generali perche’ la sua eventuale presidenza, sempre che avesse accettato la candidatura, poteva essere l’ultimo tentativo di un governo di larghe intese per il colosso assicurativo italiano. Non e’ andata cosi’ e, con ogni probabilita’, ormai sara’ quasi impossibile trovare un accordo tra le varie anime dell’azionariato.

Senza entrare nel merito delle attuali dispute tra i soci, ne’ tantomeno di alcune iniziative parlamentari che paiono ad hoc e di parte, l’elemento di interesse della “vecchia” possibile candidatura condivisa di Draghi (anche se tramontata sul nascere) e’ che chi su vari fronti e’ al lavoro sulle liste concorrenti per il nuovo cda di Generali stia continuando a pensare a personalita’ di caratura internazionale. In Italia e’ anche una battaglia di potere, lo sappiamo. Ma a deciderne l’esito sara’ il mondo degli investitori istituzionali globali. A Trieste servira’ un board all’altezza di un grande gruppo finanziario internazìonale (non parenti e amici di questo o di quel grande socio).