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Draghi, la grande riforma del fisco di Visentini del 1973 (e il condono fiscale)

</span></figure></a> Il presidente del consiglio Mario Draghi
Il presidente del consiglio Mario Draghi

“Il sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all’altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta. Un intervento complessivo rende anche più difficile che specifici gruppi di pressione riescano a spingere il governo ad adottare misure scritte per avvantaggiarli”. Nel suo discorso programmatico al Senato di mercoledì 17 febbraio, il neo presidente del consiglio Mario Draghi ha inserito la riforma fiscale nell’agenda del suo Governo. E lo ha fatto aprendo a una riforma ampia, non a una semplice rimodulazione delle aliquote fiscali. Il metodo per arrivare a definire la “grande riforma” dovrebbe prendere esempio “dalle esperienze di altri paesi come la Danimarca”, che nel 2008 affido’ lo studio della riforma della tassazione a una commissione di esperti, “che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un’imposta”. Ma Draghi ha poi citato anche un esempio italiano, quando ha ricordato come “un metodo simile fu seguito in Italia all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso quando il governo affidò ad una commissione di esperti, fra i quali Bruno Visentini e Cesare Cosciani, il compito di ridisegnare il nostro sistema tributario, che non era stato più modificato dai tempi della riforma Vanoni del 1951. Si deve a quella commissione l’introduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e del sostituto d’imposta per i redditi da lavoro dipendente. Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l’architrave della politica di bilancio”. Sulle linee guida della nuova riforma fiscale da attuare oggi, Draghi si è’ limitato a dire che “in questa prospettiva va studiata una revisione profonda dell’Irpef con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività”.

L’esempio della grande riforma Visentini porta con se’ un addendum: con essa fu varato anche il primo maxi condono fiscale in Italia, che fu considerato necessario poiche’ con il radicale cambiamento del sistema simdoveva consentire ai contribuenti di poter sanare le vecchie posizioni. Le risorse incassate dallo Stato in quel primo grande condono ammontarono a 3mila miliardi di lire, pari al 15% del gettito di quell’anno che ammontò a 20mila miliardi di lire. Secondo recenti calcoli, attualizzati in euro, una ricerca della CGIA di Mestre stima il valore di quel condono in 21,9 miliardi di euro.

E’ presto per dire che, se e quando arrivera’, la nuova grande riforma tributaria del Governo Draghi, sarà’ anch’essa abbinata a un maxi condono fiscale, considerato ingiusto in linea di principio da buona parte degli italiani. Ma certo, dati i tempi straordinari che stiamo vivendo, niente si può’ escludere.

  • Maria Antonietta Laura De Carlo |

    al di la’ della legittimita’ o meno, ritengo sia opportuno , in un periodo storico in cui ogni cosa sfugge a un logico controllo, ricorrere a un condono, o pace che sia, che infonda serenita’ ed energia a tanti troppi italiani in ginocchio…ripartitre da sotto zero e’ un’impresa titanica, ma ripartire con le spalle protette e’ uno sprone a ricominciare e a rivestire, nuovamente, il ruolo di contibuente modello…

  • Nunzio |

    Speriamo che viene fatto un condono anche per le case costruite sul demanio marittimo che si pensa solo alla demolizione , provocando un enorme impatto ambientale di materiale, inoltre hanno fatto costruire circa 6000 case e ora vogliono fare l’abbattimento una cosa assurda, invece di incassare soldi e valorizzare creando lavoro si pensa sempre alla demolizione come l’istimo schiapparo comune di Lesina una situazione orrenda sia da parte del demanio che del comune che hanno incassato una parte di condono senza rilasciarci niente, oltre tutto il demanio e il comune non hanno fatto mai una pulizia delle spiaggie , lo abbiamo fatto sempre noi perché ci sono siringhe e altro .Speriamo in un cambiamento totale sul demanio marittimo per valorizzare le nostre fascine costiere

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