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Gianni Papa, il banchiere dell’est (e del Far East) sempre in campo con la maglia di UniCredit

</span></figure></a> Il banchiere Gianni Franco Papa
Il banchiere Gianni Franco Papa

Fosse stato un calciatore, sarebbe stato uno di quelli che nelle figurine Panini venivano descritti come “nato e cresciuto in una squadra e poi ha proseguito per tutta la carriera indossando sempre la stessa maglia”. Un po’ come Beppe Bergomi, lo “zio” campione del mondo e dell’Inter, per citare un calciatore a lui caro. Fosse stato un calciatore, avrebbe certamente cercato di giocare con i neroazzurri, la sua squadra del cuore che ha vinto l’ultima Champions league proprio quando la sua banca e’ diventata il main sponsor della competizione calcistica più’ prestigiosa in Europa.

Invece Gianni Franco Papa, nato a Milano nel 1956, ha sempre e solo lavorato in banca. E per 39 anni ha sempre indossato la maglia del Credito Italiano (poi diventato UniCredit) fino a diventare il numero due dell’istituto, che nel frattempo era diventato un gruppo bancario paneuropeo. La sua storia professionale, come quella di altri colleghi del Credit e ancor di più’ dell’era UniCredit, lo porta a lavorare per 26 anni all’estero girando il mondo nelle varie sedi della banca. Nel Far East asiatico e nell’est Europa (con tappa occidentale-atlantica a New York). Lui sostiene che da ragazzo gli sarebbe piaciuto diventare un diplomatico. E forse anche per questo, dopo gli studi al “Leone XIII” e poi al liceo “Giovanni Berchet”, decide di iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Milano.

La grande scuola estera di Credit, Comit e Banco di Roma

Dopo la laurea, pero’, nel 1979 entra subito al Credito Italiano e per cinque anni fa il consueto periodo di gavetta che spettava  ai neolaureati nelle grandi banche prima di diventare funzionario. Un percorso di addestramento quasi di tipo “militare”, che ha formato tanti ex giovani bancari (non tutti diventati banchieri). Dopo pochi anni Papa diventa dirigente ed entra a far parte della divisione internazionale del Credit. Nel 1988 gli viene proposto di trasferirsi a Hong Kong per aprire la nuova filiale della banca. Accetta, e per lui si tratta di una vera svolta di vita e di carriera: è’ lì’ che conosce la giovane giapponese Cristina Sachiko, che poi diventerà’ sua moglie e lo seguirà’ con la famiglia in giro per il mondo nelle successive tappe della carriera bancaria. Percorsi professionali all’estero che in banca, all’epoca, esistevano solo nelle tre ex Bin (Credit, Comit e Banco di Roma), in Bnl e all’Imi. Erano banche a proprietà’ pubblica, quando ancora era motivo di vanto far parte dello Stato, e accompagnavano la crescita delle imprese italiane all’estero, aprendo filiali negli snodi finanziari strategici.

Il banchiere italiano tra Hong Kong, Singapore e New York

Torniamo alla carriera di Papa, che raccontiamo perché’ riflette un modus operandi che resta anche nel dna dell’attuale UniCredit, chiusa la prima avventura estera a Hong Kong, nel 1992 il banchiere fa ritorno a Milano, alla direzione finanza del gruppo. E lì’ resta per circa cinque anni. Poi nel 1998, arriva una nuova opportunità’. Ancora dall’altra parte del mondo, ancora Far East: questa volta la destinazione e’ Singapore, con l’incarico di Deputy General Manager della filiale del gruppo e, in seguito, di direttore della Banca per l’Asia. Dopo cinque anni, e’ di nuovo tempo di fare le valigie e organizzare il trasloco: la famiglia Papa si trasferisce negli Stati Uniti d’America dove, dal 2003, il banchiere diventa general manager della filiale di UniCredit di New York. Rimane negli Usa per quasi tre anni e il suo percorso all’estero sembrava quasi potesse concludersi così’. Ma nel frattempo all’headquarter di Milano molte cose erano cambiate. La nuova UniCredit guidata dall’amministratore delegato Alessandro Profumo tenta, senza riuscirci anche per l’opposizione della Bankitalia di allora, di conquistare la Comit. Preso atto delle resistenze “ambientali” alla crescita in Italia, e tenuto conto dell’apertura politica a Est dell’Unione Europea durante la presidenza di Romano Prodi, UniCredit vara una svolta strategica e decide di crescere nell’est europeo. Si parte con l’acquisizione in Polonia di Bank Pekao, cui fa seguito uno shopping continuo nei Paesi dei Balcani e nei Paesi dell’ex Urss fino alla Turchia. Ad ampliare il network paneuropeo contribuiscono successivamente le banche portate in dote dalla tedesca Hvb (e la controllata Bank Austria), con cui UniCredit si fonde costruendo la prima vera grande banca paneuropea.

La divisione CEE di UniCredit e la guerra in Ucraina

Molto e’ stato detto e scritto sul rilievo di quella scelta strategica e sulle conseguenze, non solo (e non tutte) positive, per i conti della banca. Quello che non è’ stato abbastanza evidenziato, e’ che l’allargamento a Est di UniCredit creo’ l’opportunita’ per tanti manager italiani interni al gruppo di acquisire un’esperienza internazionale. Una vera e propria scuola di management, fatta sul campo e in condizioni non sempre facili come accade a Papa in Ucraina, che poi ha portato molti di loro a scalare le gerarchie interne entrando nel top management della holding milanese. La lista completa sarebbe interminabile, ricordiamo qui solo alcuni nomi che poi hanno assunto ruoli apicali fuori da UniCredit: da Roberto Nicastro, Paolo Fiorentino e Luigi Lovaglio in Bank Pekao fino ad Alessandro Decio (nella turca Yapi Kredi). Tutti hanno sperimentato sul campo quanto sia complesso gestire “da padroni” una banca in un altra nazione. Perché’ si fa presto a dire che UniCredit è’ il nuovo proprietario di Bank Pekao in Polonia, poi però’ bisogna farlo tutti i giorni provando a trascinare il management interno verso gli obiettivi del gruppo e “dialogando” (si fa per dire”) con le Autorità’ di Vigilanza nazionali.

Nel corso degli anni l’area del Centro Est Europa (CEE) era diventata nel gruppo UniCredit uno snodo strategico al punto che ai tempi di Profumo fu deciso che uno dei deputy ceo del gruppo fosse proprio il capo della divisione CEE. Il primo deputy ceo “dell’est” fu Federico Ghizzoni, autentico punto di riferimento per tutti i manager del gruppo che gestivano l’Impero d’Oriente di UniCredit. Quando, dopo l’uscita di Profumo, Ghizzoni fu nominato ceo del gruppo la scelta del board fu interpretata anche come il riconoscimento ai tanti manager del gruppo che avevano fatto crescere UniCredit fuori dall’Italia.

Il rapporto col “capo” Ghizzoni e col fedele Bisagni

Tra i “ghizzoniani” c’era anche Papa, che gli subentro’ alla guida della divisione CEE basata a Vienna (ultimo trasloco per lui è famiglia) a coronamento di una nuova fase della carriera che lo aveva visto guidare le controllate del gruppo in Slovenia e in Ucraina. Il periodo in Ucraina e’ certo quello più’ difficile della carriera perché’, ai tempi della crisi con la Russia e in un clima da guerra civile, la banca si trova in crisi di liquidità’ e nel caos che si genera nelle principali

città’ si rischia anche l’incolumità fisica. Superata la fase difficile in Ucraina, Papa si dedica da Vienna alla guida delle banche della divisione CEE e lì’ crea un sodalizio con Gianfranco Bisagni, un altro banchiere che per il vecchio Credit aveva girato l’Est Europa e aveva fatto tappa a New York.

Intanto a Milano l’amico Ghizzoni era diventato ceo del gruppo e, per sostituire l’uscente Sergio Ermotti, aveva chiamato a dirigere la divisione Cib l’ex SocGen Jean Pierre Mustier. La prima esperienza del banchiere francese in UniCredit si chiude presto e Ghizzoni si rivolge a Papà chiedendogli di trasferirsi a Milano a guidare il Cib. Papa ovviamente ringrazia e accetta pur sapendo che – Ucraina a parte – può’ essere la sfida più’ difficile della carriera. Pur coperto dal ceo, ristrutturare la divisione Cib non è’ facile. Il problema non sono solo i numeri o il business mamle persone che, nel Cib, sono o si credono (a torto o a ragione) tutti primedonne del banking internazionale. Per le sue esperienze pregresse, Papa sa di giocare in trasferta. E forse per questo motivo decide di agire da bulldozer, facendosi aiutare dal fedele e battagliero Bisagni richiamato da Vienna a fargli da numero due anche a Milano alla guida del Cib.

Gli anni da numero due di Mustier e poi l’uscita dalla squadra

Il resto è’ storia recente. Quando Ghizzoni lascia la guida del gruppo, gli subentra Il francese Mustier che necessita di un direttore generale che, oltre a essere italiano, prenda la guida operativa della macchina del gruppo.

Per l’ex giovane neolaureato che era entrato da bancario al Credit, e’ il suggello a una lunga carriera giocata con un’unica maglia. Si dedica al nuovo lavoro, distante dalle luci della ribalta di Mustier, e dopo la ristrutturazione del Cib si dedica soprattutto all’Italia e alla Germania. La ex Hvb non va bene, ha un cost/income tra i più’ alti in Europa e dopo la cura di ristrutturazione supervisionata da Papa torna a macinare utili. Gli anni di leale collaborazione con Mustier sembravano aprirgli le porte di una carica da deputy ceo. Ma quando Mustier vara la riorganizzazione, a sorpresa (?) in UniCredit non c’è’ più’ spazio per una casella da numero due e a Papa viene dato il ben servito.

Senza proferir mai una parola contro la propria banca, il banchiere giramondo va in pensione.

L’enigmatico Cimbri di Unipol lo convoca nel cda di Bper

Naturalmente continuando a lavorare, accettando una serie di incarichi e coltivando il network italiano costruito negli ultimi anni italiani. Ora l’Unipol guidata dall’enigmatico Carlo Cimbri, che da mesi lo aveva “monitorato” insieme ad altri ex e attuali manager di UniCredit, lo ha scelto per entrare nel nuovo cda di Bper per affiancare il lavoro di Piero Montani (altro ex Credit). “Unipol ha scelto Papa non per la sua esperienza nell’ex Urss – scherza un suo amico banchiere – ma per le sue capacità’ da ristrutturatore”. Che fara’ in futuro il 65enne Papa? Pare che alla moglie abbia detto: tranquilla, basta traslochi. Ma lo aveva detto anche quando, dopo Hong Kong, nel 1992 erano tornati a Milano.