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Governo Draghi, la Cdp conta più’ di molti ministeri. L’ipotesi Scannapieco

</span></figure></a> Mario Draghi
Mario Draghi

Mario Draghi si appresta a formare il nuovo Governo di “salvezza nazionale”. Tutti (o quasi) i partiti politici e i gruppi parlamentari parteciperanno: per convinzione, per obblighi istituzionali, per salvaguardare gli equilibri interni e per evitare di andare a elezioni anticipate e tutelare l’irripetibile (per molti) stipendio da parlamentare ancora per un anno.

L’inedita grande coalizione nasce su impulso del Quirinale per provare a traghettare l’Italia fuori dalla crisi sanitaria, economica, sociale (e psicologica) indotta dalla pandemia del Covid. Crisi che per ora è’ stata devastante dal punto di vista sanitario. Il vero pesante impatto sull’economia reale, già’ emerso con forza in alcuni settori di attività’, arrivera’ quando le varie “anestesie” pubbliche si esauriranno: moratorie sui crediti a famiglie e imprese, sussidi a favore dei settori più’ colpiti, Cig e blocco dei licenziamenti. Tutte misure che hanno fatto impennare il debito pubblico della Repubblica italiana, già’ ai limiti della sostenibilità’ futura prima che la crisi scoppiasse.

Il Recovery Fund approvato dalla Ue, che assegna all’Italia fino a 209 miliardi, e’ un’opportunità’ storica per provare a rilanciare il Paese. Perché’ esso funzioni, non bastano buoni progetti e una valida idea per ridisegnare il futuro del Paese. Serve soprattutto che quei progetti vengano realizzati in tempi rapidi e perciò’ sono necessarie, come ci chiede la Ue e come tutti noi sappiamo da decenni, riforme della burocrazia, della pubblica amministrazione e della giustizia civile: i tempi ottocenteschi delle procedure vanno adeguati ai tempi moderni. Riforme che servono per “mettere a terra” gli investimenti pubblici collegati al Recovery Fund ma anche per far ripartire gli investimenti privati italiani ed esteri.

Draghi sa che questa è’ la vera priorità’, ne ha parlato più’ volte quando era ai vertici di Bankitalia e poi di Bce, ed e’ probabile che – data la complessità’ delle riforme – le inserira’ nell’agenda dei suoi primi 100 giorni. Perché’ il varo del Recovery Plan risulti efficace servira’ poi che la guida dei ministeri economici chiave sia affidata a persone di grande competenza. Tra i partiti politici si è’ scatenata la consueta “caccia” al ministero e ai vari posti di sottogoverno. Abitutidini spartitorie che probabilmente Draghi ignorera’, designando i ministri – come gli chiede di fare la Costituzione – assumendosi la responsabilità’ della scelta. Ma perché’ i piani infrastrutturali previsti dal Recovery Fund vadano in porto, più’ di molti ministeri conterà’ la Cassa Depositi e Prestiti che sarà’ chiamata a coinvestire con i privati praticamente su tutti i dossier che dovrebbero cambiare il volto dell’Italia nei prossimi anni. Ecco perché’ in occasione della scadenza del vertice della Cassa in primavera, c’è’ chi sostiene che Dario Scannapieco – vicepresidente della Bei, con un passato al Tesoro tra i collaboratori di Draghi e in questi giorni inserito nel totoministri – potrebbe essere il principale candidato “draghiano” per diventare il nuovo amministratore delegato di Cdp.