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UniCredit, ora la Borsa stenta a capire la strategia di doctor Jean Pierre e mister Mustier

</span></figure></a> Il ceo di UniCredit Jean Pierre Mustier
Il ceo di UniCredit Jean Pierre Mustier

I conti di UniCredit nel terzo trimestre dell’anno sono davvero migliorati, come riportato con enfasi nelle comunicazioni ufficiali, o hanno invece deluso gli investitori come dimostrerebbe l’accoglienza tiepida della Borsa dove il titolo in due giorni ha perso oltre il 3%? E’ vero che la immediata reazione del mercato talvolta può’ essere anche sbagliata, ma chi gestisce una public company e’ obbligato a captare i segnali di disaffezione degli investitori quando i risultati non sono soddisfacenti.

Guardando i numeri, e sfogliando i primi report di commento degli analisti, due dati spiegano come il gruppo UniCredit è’ passato dai 420 milioni di utile del secondo trimestre ai 680 del terzo trimestre: 100 milioni di profitti in più’ dal trading e 190 milioni di rettifiche su crediti in meno. Il business bancario invece ha continuato ad avere un andamento deludente: i 90 milioni di commissioni in più’ hanno pareggiato il calo di 90 milioni del margine d’interesse.

C’è’ poco da festeggiare, dunque, perché’ nello stesso periodo 3Q/2Q quasi tutte le altre banche europee e italiane hanno avuto invece un incremento dei ricavi, non fosse altro perché’ i dati del terzo trimestre arrivavano dopo quelli di un secondo trimestre che inglobava il primo lockdown. Ed era normale attendersi che la ripresa a pieno ritmo di tutte le attività’ portasse a qualche miglioramento anche nei ricavi commerciali di UniCredit.

La realtà’ dei numeri, scorrendo i dati del conto economico del gruppo guidato dal ceo Jean Pierre Mustier, e’ che da tempo la banca appare ferma. Fin troppo, tanto da far pensare che per scelta strategica sia il vertice a guidare la “macchina UniCredit” con il freno a mano tirato. Anche in questo caso, alcuni dati aiutano a capire. Negli ultimi sette trimestri, il margine d’interesse del gruppo è’ sceso continuamente. Solo negli ultimi nove mesi dell’anno la flessione del net interest income (nii) e’ stata del 4,9%, di poco superiore al rallentamento delle commissioni (-4,4%).

La frenata dei ricavi dall’attività’ bancaria di UniCredit e’ molto evidente in Italia, ma non solo. Nei primi nove mesi dell’anno la divisione commercial banking Italy ha ridotto il volume dei prestiti alla clientela del 2,2% con un calo dei ricavi da interessi dell’11,3%. In forte calo anche i volumi di credito erogati nella divisione Central Eastern Europe (Cee), scesi del 7% nei primi nove mesi dell’anno con un calo del margine d’interesse del 10%. Solo in Germania si è’ registrata una stabilita’ dei volumi dei prestiti alla clientela (+0,6%), con lieve aumento del Nii (+1,7%).

Tornando all’Italia, in nove mesi UniCredit ha aumentato la raccolta di 10 miliardi e ha ridotto gli impieghi di 3 miliardi. La priorità’ strategica pare dunque quella di ridurre i risk weighted assets (rwa) e così’ aumentare i coefficienti patrimoniali con buffer di capitale in continua crescita (dopo le numerose cessioni di banche controllate e partecipate e di Npl). Con che obiettivo? “Più’ dividendi e più’ buy back per gli azionisti e sostegno all’economia reale”, ha ribadito Mustier. Se il primo obiettivo è’ temporaneamente ostacolato da Bce, il secondo mal si concilia con la riduzione del volume dei prestiti, in Italia e nell’Est Europa. Non e’ l’unica, ne’ sarà’ l’ultima, delle apparente contraddizioni tra quello che la banca dice di non voler fare (“no m&a”) e quello che invece prova ma non riesce a fare (fusioni con SocGen, Commerzbank e ora con Mps ma a costo zero).

Così’ come sul versante delle aggregazioni o della creazione di una subholding estera, anche sulla strategia bancaria il mercato resta alle prese con la doppia anima del “doctor Jean Pierre” e di “mister Mustier”.