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Mps e BancoBpm, in settimana la Borsa attende i “per ora no, grazie” di UniCredit e Credit Agricole

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La prima settimana di Borsa di novembre 2020 ha un evento segnato col circoletto rosso dagli investitori globali: le elezioni Usa per la nomina del nuovo presidente. L’esito e’ incerto e la conta dei voti si preannuncia complessa e dalla tempistica incerta. Unica sicurezza diffusa tra gli investitori: nell’immediato la volatilità’ e’ destinata ad aumentare sia per l’esito delle elezioni Usa, sia per le incerte prospettive economiche in Europa a seguito della seconda ondata dei contagi da Covid e di conseguenti lockdown decisi, o in arrivo, da parte di tutti i Paesi della Ue.

In questo contesto di crescente incertezza, a Piazza Affari si attendono lumi – sul versante societario – sulle due ipotesi di aggregazione bancaria più’ “chiacchierate” delle ultime settimane: UniCredit-Mps e Credit Agricole-BancoBpm. Le occasioni per fare chiarezza, almeno nelle attese degli investitori, saranno le conference call di presentazione dei risultati del terzo trimestre che le quattro banche terranno in settimana.

Le indiscrezioni dell’ultimo mese sulle due possibili operazioni, entrambe ancora nella fase preliminare del tavolo tecnico per verificarne la fattibilita’, hanno poche possibilità’ di ottenere disco verde in tempi rapidi. Più’ probabile, anche alla luce dell’improvviso cambio di prospettiva economica, che sia UniCredit che Credit Agricole ringrazino le “promesse spose con dote”. Ma la risposta all’offerta di nozze dovrebbe essere per entrambe un “per ora no, grazie”.

In ordine di apparizione, in settimana l’incrocio tra Borsa e banche inizia subito lunedì’ 2 novembre con il cda di Mps alle prese con i nuovi accantonamenti per i rischi legali. Seconda data da tenere d’occhio e’ mercoledi’ 4 novembre, quando si terranno i cda e le conference call con gli analisti di Intesa Sanpaolo e Bper. I vertici delle due banche che si sono appena “spartite” Ubi ovviamente sono per ora fuori dal risiko italiano ed europeo. Ed e’ probabile che le domande degli investitori si concentreranno sul se e sul quanto i nuovi rischi indotti dalla seconda ondata della pandemia cambieranno i target reddituali al 2021 delle due banche.

Giovedì 5 novembre e’ invece il giorno di UniCredit-Mps e di Credit Agricole-BancoBpm. Dopo la riunione del board del giorno precedente, giovedì’ mattina il ceo di UniCredit Jean Pierre Mustier incontrera’ (virtualmente) gli analisti per illustrare i conti trimestrali. Inevitabile che qualcuno provi a chiedere se UniCredit è’ davvero intenzionato ad accettare la proposta informale del Mef per rilevare Mps e a che punto è’ il progetto di creazione di una subholding per le attività’ estere del gruppo. Da quanto risulta a Bankers&co, Mustier dovrebbe ribadire la sua linea del “no m&a”. Poi, casomai, si vedrà’.

Lo stesso giorno si riunirà’ anche il cda di BancoBpm, con relativo incontro pomeridiano con gli azionisti, e a Parigi faranno altrettanto i vertici di Credit Agricole. Anche in questo caso, davanti alle indiscrezioni di aggregazione allo studio dei rispettivi advisor, risulta a Bankers & co. che monsieur Brassac – ceo della banca francese – dira’: “grazie, non è’ il momento, valuteremo in futuro”.

D’altronde, viviamo una fase particolare. I nuovi timori per l’economia e la nuova fase di emergenza, per ora in Francia più’ che in Italia, non incoraggiano certo le aggregazioni. E un po’ ovunque in Europa il mercato bancario vede crescere il numero delle “prede” e ridursi il numero dei “cacciatori”.

Malgrado gli sforzi attuali e prospettici della Bce, il rischio Italia continua ad avere un peso nelle valutazioni di chi deve deve decidere se aumentare la propria esposizione bancaria in un Paese che nei prossimi anni vedrà’ risalire lo stock di crediti deteriorati.

Per ora il rischio Italia, non ha spaventato le agenzie di rating. Vedremo venerdì 6 novembre se anche Moody’s (dopo S&P e Dbrs) lascera’ invariato il giudizio sull’Italia.