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Intesa in campo con Cdp e Euronext per Borsa Italiana, la spinta delle banche al mercato dei capitali

</span></figure></a> La sede di Borsa Italiana in Piazza degli Affari a Milano
La sede di Borsa Italiana in Piazza degli Affari a Milano

Nella scelta di Cdp e di Intesa Sanpaolo di affiancare Euronext nella cordata per (ri)comprare Borsa Italiana dal London Stock Exchange c’è’ un interesse di sistema che riguarda il futuro finanziamento delle imprese italiane. Da anni in Italia si lamenta l’eccessivo bancocentrismo delle Pmi tricolori, storicamente poco attratte dal mercato dei capitali, sia per timore di compromettere gli assetti proprietari familiari sia per l’idea che la banca di territorio sia il partner naturale.

Da tempo il contesto è’ cambiato e il sistema Italia si è’ mosso con lentezza. La nuova regolamentazione bancaria internazionale (Basilea etc) penalizza in termini di capitale l’erogazione del credito alle imprese meno meritevoli. E le tante crisi bancarie hanno drasticamente ridotto il numero delle banche di prossimità’ territoriale. Molte imprese in crisi, se nella fase più’ acuta della pandemia non vi fossero state le garanzie di Stato, non avrebbero avuto la liquidita’ necessaria per tentare un rilancio.

Avere un efficiente mercato unico europeo dei capitali e’ dunque interesse del sistema Italia, il più’ ricco di piccolissime, piccole e medie imprese d’Europa. La quotazione in Borsa aiuta a diversificare le fonti di finanziamento, avvicina agli investitori istituzionali che gestiscono i risparmi privati, facilità la crescita dimensionale delle aziende anche attraverso aggregazioni (piccolo non è’ più’ sempre bello).

Ne sono consapevoli le stesse banche che, se un tempo potevano trarre vantaggio dal sistema bancocentrico, oggi hanno invece tutto l’interesse a che i loro crediti non siano più’ l’unica fonte di finanziamento dei propri clienti. Potrà’ sembrare un paradosso, ma non lo e’: saranno proprio le banche creditrici ad accompagnare sempre più’ verso il mercato dei capitali i propri clienti. Non per abbandonarli, ma per condividere e frazionare il rischio.

Un interesse che accomuna tutte le banche e che probabilmente è’ anche alla base della decisione di Intesa Sanpaolo di partecipare direttamente come azionista alla cordata per creare il polo Euronext-BorsaItaliana. “La proposta si pone come un passo concreto verso la European Capital Market Union – ha commentato il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina – basandosi sulla forte presenza di Euronext che raccoglie molte delle principali borse europee. Il know-how e la professionalità di Borsa Italiana, insieme al suo programma Elite dedicato alle aziende in grado di crescere rapidamente, continueranno a supportare le imprese italiane – in particolare la base di solide PMI del Paese che cercano di espandersi e internazionalizzarsi – mettendole nelle condizioni di rafforzarsi dal punto di vista patrimoniale e di usufruire di servizi essenziali per aumentare la propria competitività a livello globale”.

Se poi il rafforzamento di Borsa Italiana portasse anche a una crescita dell’indotto dell’industria finanziaria nella city milanese, poco lesta finora ad approfittare del minore ruolo di Londra post Brexit, si potrebbero ricreare i presupposti per rispolverare il progetto della Piazza Finanziaria Italiana studiata a fine anno ‘90, quando era ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi. Ma forse ormai è’ troppo tardi.