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Saviotti, il 78enne ex mago dei crediti della Comit a cui in tanti ora chiedono di rientrare in campo

</span></figure></a> Il banchiere Pierfrancesco Saviotti
Il banchiere Pierfrancesco Saviotti

“Se non avessi avuto l’aiuto di Andrea Orcel di Ubs e di Alberto Nagel di Mediobanca, al Banco Popolare non saremmo mai riusciti a portare a casa l’aumento di capitale che Bce in pochi giorni ci chiese di far salire a un miliardo”, confido’ a un collaboratore l’allora amministratore delegato del Banco Popolare Pierfrancesco Saviotti. E’ vero, confermano tuttora molti osservatori, ma e’ altrettanto certo anche l’opposto: se Orcel e Nagel garantirono in poche ore l’extra aumento al Banco fu proprio perché’ la controparte era Saviotti, in cui avevano totale fiducia personale da anni. Eh si’, l’ormai anziano (78 anni) ex condottiero della Comit e’ banchiere a cui anche i più’ giovani portano rispetto. Nel mondo del business molti sono stimati, Saviotti e’ uno a cui si porta anche rispetto. Non perché’ sia un “capobranco”, ma per la serietà’ e le capacità’ che ha dimostrato in quasi sessanta anni di carriera. “Tecnicamente, sui crediti e’ sempre stato un maestro”, dicono di Saviotti i giovani good guys delle banche d’affari. Esemplare, si racconta nell’ambiente, una affollata riunione di alcuni anni fa sul caso Risanamento, una delle tante società’ immobiliari finite in crisi dopo il 2008 – che raduno’ i vertici delle banche creditrici: discussione animata, l’allora capo del Cib di UniCredit Sergio Ermotti a capo di una certa linea sulla ristrutturazione del debito. Poi parlo’ Saviotti. E tutti i banker seguirono la sua posizione. Per essere autorevoli, tra persone in buona fede, conta la competenza più’ che l’arroganza. E a Saviotti, a detta di chi ha lavorato con lui, non mancano ne’ la conoscenza tecnica ne’ il buon senso.

Ovunque abbia lavorato, il banchiere ha lasciato un buon ricordo di se’. Probabilmente anche per la sua principale dote umana: mai debole con i forti e forte con i deboli. Il contrario della maschera dell’italiano medio creato da Alberto Sordi e purtroppo, talvolta, ancora in voga in molte aziende.

Ma che tipo è’ l’”hombre vertical” Pierfrancesco Saviotti? Nato ad Alessandria nel giugno del 1942, il giovane Francesco entro’ come bancario alla Comit nel 1962 a soli venti anni. Il percorso fu quello che si faceva nelle grandi banche di allora: gavetta in filiale, poi funzionario, direttore di filiale e poi capo area fino ad assumere incarichi di rilievo nella direzione generale di Milano nella storica sede di Piazza della Scala. Divento’ direttore generale della Commerciale durante la presidenza di Sergio Siglienti, e poi amministratore delegato con Luigi Fausti presidente. Il caso, e non solo, lo trascino’ al vertice nel pieno della bagarre del tentativo di fusione, voluto dalla Mediobanca di Enrico Cuccia, tra Comit e Banca di Roma. L’opposizione funziono’ e la Comit di Fausti e Saviotti tento’ l’aggregazione amichevole con l’’UniCredit di Lucio Rondelli e del giovane Alessandro Profumo (in parallelo il Sanpaolo-Imi lancio’ l’offerta sulla Banca di Roma guidata da Cesare Geronzi). Entrambe le operazioni saltarono, anche per la netta opposizione della Banca d’Italia, e la grande battaglia finanziaria – inferiore per intensità’ solo a quella che si combatte’ poi nel 2005 su Bnl e AntonVeneta – lascio’ sul campo molti feriti. Tra questi Saviotti che, all’epoca 57enne, fu costretto a reinventarsi un lavoro. Prima invento’ il fondo di private equity Equinox con il suo amico, purtroppo scomparso pochi mesi fa, Salvatore Mancuso. Poi fu chiamato da Bazoli in Banca Intesa come direttore generale per i crediti. Comandava Corrado Passera e alla direzione corporate c’era Gaetano MIcciche’. L’amalgama, impensabile fino a poco tempo prima, funziono’ perché’ ognuno rispetto’ il proprio ruolo. Ma era evidente che Saviotti, ex Comit (nel frattempo inglobata da Intesa), non giocava più’ in casa sua. E nel maggio del 2006 si reinvento’ banchiere d’affari entrando – probabilmente anche su richiesta di Orcel e del vecchio amico Profumo – in Merrill Lynch come senior advisor per l’Italia e vice chairman per l’Europa. Cariche, all’apparenza da senatore, che invece Saviotti interpreto’ a modo suo, come al solito. Poche chiacchiere, nessun convegno e molto business. Senza fare la lista delle operazioni inventate, ricordiamo quella di cui va più’ orgoglioso: l’ideazione e la costruzione del project financing che ha consentito ai suoi amici Diego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo di far nascere il vettore ferroviario Ntv-Italo. E’ anche il periodo in cui tante importanti società’ lo chiamano come consigliere di amministrazione: da Brembo a Moncler, da Tod’s all’amata NTV fino all’amatissima Inter: “Sono orgogliosamente interista da sempre – confida agli amici – quando posso vado sempre a San Siro”. Lo stadio da anni si chiamerebbe Meazza (gloria dell’Inter), ma a Milano tutti lo chiamano San Siro e Saviotti non fa eccezione. L’uomo, d’altronde, pur frequentando per lavoro la cosiddetta buona società’, e’ una persona semplice e alla mano. Il bancario che, facendo tutti i gradini della gavetta interna, è’ diventato banchiere. Nei ristoranti, come fosse il commissario Maigret di Simenon, lo potete trovare amabilmente a chiedere ai camerieri come vanno le cose in famiglia. Sia a Milano che a Verona, dove ha traslocato negli ultimi otto anni di carriera diventando un punto di riferimento per tanti imprenditori veneti.

La sua ultima storia al vertice del Banco Popolare e’ recente e in parte pubblica. Chiamato dall’allora presidente Carlo Fratta Pasini a guidare la banca dopo i problemi di Italease, Saviotti ha tentato il rilancio proprio negli anni della grande crisi globale e, in Italia, dell’esplosione del problema degli Npl accentuati dal pressing di Bce sulle banche italiane. Con l’ex capo della Vigilanza di Francoforte Daniele Nouy i rapporti furono come minimo “dialettici”. E i più’ giovani colleghi di Saviotti ricordano di aver chiesto a lui di intervenire, a nome delle banche italiane, in una riunione plenaria tra Bce e le maggiori 130 banche vigilate da Bce. “Se proprio insistete, rinfreschero’ il mio inglese”, disse ai banchieri italiani, partendo in una rispettosa e fiera, ma ovviamente sterile, controrequisitoria alle istanze della Vigilanza europea. Paradossalmente, il banchiere che ha nel Dna il rispetto delle istituzioni si è’ trovato in piu’ occasioni, suo malgrado e con evidente disagio, a indossare i panni del “ribelle”. Dal niet della Bankitalia di Antonio Fazio alla fusione UniCredit-Comit ai contrasti recenti con la Bce di madame Nouy, fino a qualche incomprensione con i vertici della Banca d’Italia (ma piena stima per Fabio Panetta, per la competenza e il coraggio dimostrati in Bce). Forse è’ il nuovo mondo della Vigilanza bancaria, basato sempre più’ solo su criteri matematici e statistici, ad andare stretto a Saviotti. Così’ come il Maigret di Simenon soffriva i limiti all’attività’ di polizia giudiziaria tradizionale imposti dalle nuove regole sulle inchieste. Chissa’ se come il commissario francese, che fingeva di attendere l’ora del buon ritiro nella villetta in campagna di Meung-Sur-Loire, anche Saviotti manterrà’ l’impegno con la famiglia e più’ volte confidato agli amici di non prendere più’ impegni dopo l’esperienza in BancoBpm. Passera’ piu’ tempo possibile nel suo rifugio marittimo all’Isola d’Elba, giocando a carte in attesa che in estate arrivino figli e nipoti? “A me sembra ancora un giovanotto”, dice uno degli amici con cui gioca a tennis. A quello che si sente dire in giro, e pur dopo le tante offerte di presidenza rifiutate negli ultimi tempi (CreVal e altre), per il “maestro dei crediti” dell’era Comit non e’ detto che sia ancora arrivato il momento di andare  davvero in pensione. Soprattutto in un periodo in cui la “cura” dei crediti difficili richiede maestri del mestiere e molti lo cercano per dare una mano. Ma lui lo neghera’, soprattutto alla sua signora Maigret. Che gia’ sa come andrà’ a finire.

  • Roberto Pirazzini |

    “Mai più troverò una persona buona, umana,etica e preparata come lui” Credo che queste parole di Fabrizio Marchetti diano l’esatta immagine del dr. Saviotti

  • Fabrizio Marchetti |

    Finalmente una corretta storia del grandissimo Pier Francesco ! Aver lavorato con lui, in COMIT e poi nel Banco Popolare è stato un onore e privilegio grandissimo. Mai più troverò una persona buona, umana,etica e preparata come lui.

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