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Banche e Bce, l’allarme di Nagel sui crediti Utp che preoccupa anche le imprese

</span></figure></a> Alberto Nagel, ceo di Mediobanca
Alberto Nagel, ceo di Mediobanca

“E’ come una bomba atomica per i bilanci delle banche”. L’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel e’ un banchiere abituato a pesare bene le parole. E dunque l’allarme sulle regole di Bce sui crediti che ha lanciato mercoledi 9 settembre in una sede istituzionale, come la commissione parlamentare e’ da prendere in seria considerazione. Sia, come ha detto Nagel, per le banche. Ma anche, e forse soprattutto, per le imprese.

Cosa ha detto Nagel? “L’imposizione da parte della Bce della svalutazione dei crediti deteriorati di un terzo all’anno è una norma sbagliata, e’ stata fatta di tutta l’erba un fascio, sarà un disastro per i bilanci delle banche. Una norma meccanica che applicata alla situazione post Covid-19 è come una bomba atomica”. Toni inconsueti per il banchiere che intravede, in assenza di correttivi, seri rischi per il sistema economico italiano.

La regolamentazione della Vigilanza Bce che è’ oggetto di critica e’ il cosiddetto “calendar provisioning”, ovvero le svalutazioni dei crediti deteriorati. In particolare, il focus del banchiere di Mediobanca e’ sui crediti Unlikely-to-play (Utp). Un meccanismo che il banchiere giudica errato perché considera le inadempienze probabili da parte dei debitori come una sofferenza: “Rendi un credito semivivo in un credito morto – ha detto Nagel – vanno separate le categorie ed evitato l’automatismo”. La conseguenza nefasta per le banche (non solo italiane) e’ che le maxi svalutazioni dei crediti porteranno a un’ondata di ricapitalizzazioni. E il rischio è’ che le banche frenino l’erogazione del credito alle imprese classificate come Utp. “La prima conseguenza è che sarà molto difficile che allo stesso creditore una banca dia altri soldi”.

Se si tiene conto che, prima della crisi economica indotta dal Covid, in Italia gli Utp ammontavano a 80 miliardi, una loro trasformazione in Npl determinerebbe una perdita per le banche che Oliver Wyman stima in 15-20 miliardi. Secondo Pwc, la crisi generera’ altri 60-100 miliardi di Utp. Che sono aziende in crisi ma ancora vive, operative e con possibilità’ di riprendersi. Se Bce cambiera’ le regole e consentirà’ alle banche di fargli ancora credito.