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Del Vecchio puo’ salire in Mediobanca. Ma il vero obiettivo e’ Generali 2022

</span></figure></a> Leonardo Del Vecchio (a destra) con il fidato consigliere Francesco Milleri
Leonardo Del Vecchio (a destra) con il fidato consigliere Francesco Milleri

La Vigilanza europea di Bce ha autorizzato la Delfin di Leonardo Del Vecchio a salire fino al 20% di Mediobanca. Ma la grande partita finanziaria che potrebbe mutare il potere bancassicurativo italiano non si giocherà’ a ottobre 2020, quando andrà’ rinnovato il board di Piazzetta Cuccia. Del Vecchio si sarebbe impegnato con Bce a non presentare una propria lista di maggioranza e dunque non sono alle viste scossoni al vertice dell’istituto, apprezzato dagli investitori istituzionali. Il che non vuol dire che Delfin, dopo avere investito centinaiaia di milioni di euro, intenda restare fuori dal nuovo cda. E’ possibile che qualche suo rappresentante entri come indipendente nella lista di maggioranza che sarà’ presentata dal board. Oppure, ed e’ l’alternativa più’ probabile a oggi, che i voti di Del Vecchio confluiscano su una lista di minoranza “di opposizione” che sarebbe allo studio da parte dell’investitore anglo-italiano Bluebell.

La vera sfida di Del Vecchio, dagli esiti oggi imprevedibili, si giocherà’ pero’ nella primavera del 2022 quando a scadere sarà’ il consiglio di amministrazione delle Assicurazioni Generali, partecipate da Mediobanca con il 13% del capitale e dalla Delfin di Del Vecchio con il 5% circa (per ora).

Più’ fonti finanziarie confermano a Bankers&co. che l’ambizione del miliardario patron di Luxottica sia di cambiare gli equilibri di potere che governano il colosso finanziario-assicurativo triestino. L’ingresso in forze in Mediobanca sarebbe dunque solo la prima tappa di un progetto più’ ampio, che punta dritto su Trieste. Presto per dire se Del Vecchio riuscira’ a realizzarlo. E se il tentativo dovesse andare avanti, per ora la sua Delfin ha il 10% di Mediobanca e l’avanzata al 20% e’ una possibilita’ e non ancora una certezza, serviranno alleati che ne condividano le strategie su Generali. Difficile pensare che il resto del sistema finanziario italiano lasci a un solo soggetto, cui pure non mancano le risorse finanziarie, il controllo del più’ grande investitore privato a lungo termine del Paese. “Le Generali sono di tutti”, diceva un grande finanziere alcuni anni fa. La vera sfida dei prossimi mesi per Del Vecchio sarà’ tentare di costruire un sistema di alleanze che ne assecondino le strategie di nuovi equilibri azionari a Trieste.