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UniCredit, il nuovo ceo valuti anche BancoBpm e Bper (non solo Mps)

</span></figure></a> Il presidente di UniCredit Cesare Bisoni e il ceo Mustier
Il presidente di UniCredit Cesare Bisoni e il ceo Mustier

Nell’apparente caos che ha fatto seguito all’uscita del ceo Jean Pierre Mustier da UniCredit, restano molte incognite aperte sul futuro della seconda banca italiana. Provando ad attenersi alle comunicazioni ufficiali dell’istituto e alle dichiarazioni pubbliche dei “due presidenti” (l’uscente Cesare Bisoni e il designato PierCarlo Padoan), la situazione si presenta così’. L’uscita di Mustier e’ dovuta a differenti “visioni strategiche” tra il ceo uscente e il board. La motivazione principale, e qui siamo alle indiscrezioni mai smentite, riguarda la strategia di crescita in Italia. Il board la ritiene opportuna, per riavvicinare UniCredit alle dimensioni raggiunte da Intesa Sanpaolo post Opa su Ubi Banca, Mustier no. O meglio, sempre secondo indiscrezioni, Mustier l’avrebbe condizionata al progetto – da varare in contemporanea – di scissione degli asset esteri del gruppo da “isolare” quotandola separatamente alla Borsa di Francoforte. Da qui i dissidi con il board e l’uscita del banchiere francese.

In parallelo, UniCredit si è’ seduto al “tavolo informale” con il Ministero dell’Economia per verificare la fattibilità’ di un’aggregazione con Mps, che lo Stato si è’ impegnato con la Ue (e con i contribuenti italiani) a riprivatizzare.

I “due presidenti” di UniCredit hanno in più’ occasioni ripetuto che l’eventuale merger sarà’ valutato solo se sarà’ conveniente per gli azionisti e non, come potrebbe sembrare da uno storytelling portato avanti da alcuni media, in nome di un certo “interesse nazionale”. Inoltre, viene ripetuto che il dossier aggregazioni – sempre stando alle dichiarazioni pubbliche dei presidenti di UniCredit – sarà’ affrontato dal nuovo ceo che la banca si appresta a nominare (anche se poi si dice che “le opportunità’ vanno colte quando si presentano”).

Sul mercato gli investitori della public company UniCredit dubitano di questa ricostruzione ufficiale. E con loro anche il nucleo stabile (6%) di azionisti che comprende la Delfin di Leonardo Del Vecchio e due fondazioni bancarie del Nord.

In discussione, sembra di capire, non è’ tanto la strategia di crescita in Italia quanto l’attenzione unidirezionale di UniCredit nei confronti di Mps. E, con essa, il timore che il nuovo ceo venga scelto solo per gestire un’operazione che, a molti investitori, appare più’ dettata da motivi politici che da interessi economico-finanziari. Sia chiaro: la linea dei tecnici del Mef e’ apprezzabile poiche’, attraverso la concessione di un’ultima dote pubblica, punta a riprivatizzare Mps e a evitare futuri aggravi per le casse dello Stato con progetti politici come la fusione con Popolare Bari (qui ribattezzata mesi fa come l’Alitalia del credito). Il problema pero’, visto dal lato di UniCredit, e’ se per la banca abbia senso fagocitare a tutti i costi il Monte Paschi oppure se, ipotizzando che anche il nuovo ceo condivida la strategia di crescere in Italia, non sia più’ opportuno valutare anche ipotesi alternative.

Chiunque sarà’ il nuovo ceo della public company paneuropea dovrà’ rispondere ai suoi azionisti e non a uno dei Governi degli Stati in cui la banca e’ presente. Vuole aumentare l dimensioni in Italia? Prima di lanciarsi su una solo opzione prefigurata dal board uscente, valuti nell’interesse degli azionisti le varie alternative che, oltre a Mps, vedono presenti sul mercato italiano anche banche di analoghe dimensioni come BancoBpm e Bper. Se poi Mps e’ l’opzione migliore per UniCredit, il ceo la porti avanti con coraggio. Ma evitare a priori di valutare tutte le opportunità’, come sembra voler fare il board, pare più’ una scelta politica che aziendale.