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Quando Bce ha frenato UniCredit su Ubi lasciando campo libero a IntesaSanpaolo

</span></figure></a> Jean Pierre Mustier (a sinistra) e Carlo Messina
Jean Pierre Mustier (a sinistra) e Carlo Messina

Conferme ufficiali non ce ne sono e non ce ne saranno. Ma da piu’ fonti finanziarie, ora che l’Opas di IntesaSanpaolo su Ubi si e’ conclusa con successo, trova conferma l’indiscrezione secondo cui UniCredit aveva valutato l’ipotesi di una contromossa. Lo schema dell’operazione prevedeva la scissione delle attivita’ italiane di UniCredit e l’aggregazione di queste a Ubi Banca in un progetto allargato anche a BancoBpm. Se si fosse concretizzato, sarebbe nato un colosso che per dimensioni avrebbe fatto da contraltare a Intesa. Ma dai sondaggi informali preventivi che risulta siano stati fatti, dalla Vigilanza Bce sarebbe emersa freddezza, forse per la complessita’ dell’operazione da realizzarsi appunto con la scissione di UniCredit.

Il no di Bce alla possibile contromossa di UniCredit contiene due indicazioni utili per il futuro riassetto del settore. La prima e’ che Bce e’ fortemente determinata a favorire operazioni di aggregazione sia domestiche che cross border, ma preferisce evitare “contese” che brucino capitale bancario in un’escalation di offerte e controfferte.

La seconda indicazione e’ che UniCredit, come peraltro dimostrato in sede di confronto all’antitrust, non ha ben accolto il mutamento del quadro competitivo a favore di IntesaSanpaolo. Tanto da valutare una possibile controfferta su Ubi attraverso la nascitura UniCredit Italia da realizzarsi attraverso una scissione degli asset della holding. Schema che potrebbe essere utilizzato con qualche altra banca (Mps, BancoBpm, Bper etc).