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Banca Progetto, turnaround ripartendo come una start up del fintech. fiorentino: siamo artigiani digitali

</span></figure></a> Il banchiere Paolo Fiorentino
Il banchiere Paolo Fiorentino

“L’obiettivo e’ di arrivare a circa un miliardo di crediti alle piccole medie imprese a fine anno e di chiudere il 2020 con un utile significativo. Poi nei due anni successivi valuteremo la quotazione in Borsa”. Paolo Fiorentino e’ da quasi due anni l’amministratore delegato di Banca Progetto, controllata dal fondo di private equity Usa Oaktree Capital Management. Banchiere di lungo corso, Fiorentino ha avuto un’esperienza ventennale in UniCredit in Italia e all’estero fino a diventare, dopo avere anche guidato Capitalia nella fase di integrazione, uno dei deputy ceo del gruppo. Poi un anno al vertice di Banca Carige. Chiusa l’esperienza nelle banche tradizionali, l’approdo alla guida di Banca Progetto, attiva nel credito alle Pmi e nel business retail della cessione del quinto dello stipendio. Una piccola banca, da rilanciare con un turnaround tutto da inventare. “Siamo ripartiti come una start up del fintech – spiega Fiorentino – virando sulle tecnologie digitali e operando senza legacy”. 

> Le due aree di business di Banca Progetto restano le stesse di prima (credito alle Pmi e cessione del quinto), ma il “modus operandi” e’ stato trasformato. “Siamo stati i primi a essere autorizzati da Bankitalia a operare con un sistema operativo interamente in cloud con il gruppo Amazon – spiega Fiorentino – e ora anche tutti i processi di selezione e valutazione del credito avvengono con il supporto di soluzioni e partner digitali”. Si va dalla collaborazione con ModeFinance, che fornisce in tempo reale scoring e rating del cliente partendo dal semplice dato della partita Iva, agli accordi con Finleap che opera come interfaccia con la clientela retail nella cessione del quinto, fino alla raccolta all’estero (Germania, Olanda e Spagna) tramite la piattaforma di Raisin. Allo studio per l’anno prossimo c’è’ anche il lancio di una vera e propria banca digitale per i privati e le famiglie e l’ipotesi di espandersi in Europa per i servizi alle Pmi, a partire dalla Spagna. 

La trasformazione in banca digitale ha comportato una riduzione del personale?“No, anzi, quando sono arrivato eravamo in 70 persone e oggi siamo in 110 – commenta Fiorentino – dopo l’ingresso di analisti del credito e di esperti dell’ambiente digitale”.

I vantaggi delle nuove tecnologie si vedono soprattutto sul lato dei costi? “Il vero vantaggio sta nella velocità’. Se prima servivano quattordici giorni per aprire un conto corrente, ora bastano quattordici minuti. E il credito alle imprese, grazie ai tempi accelerati dell’istruttoria, arriva in tre settimane. Questa a mio modo di vedere è’ il grande valore aggiunto del fintech”. Concedere credito, in questa fase più’ che mai, vuol dire prendersi del rischio. Come siete organizzati? Vi fidate ciecamente dello screening che viene fatto dai vostri partner digitali? “La raccolta dei dati avviene grazie alla tecnologia, ma la valutazione della pratica la facciamo con il nostro team di analisti del credito – spiega Fiorentino – e anche la gran parte dell’origination avviene attraverso una rete esterna di bankers che ha il contatto diretto con il cliente. Le imprese, anche quelle più piccole, hanno bisogno di un confronto diretto. Ecco perché’ il nostro approccio, che io chiamo dell’artigiano digitale, sta funzionando”. Merito anche degli spazi lasciati dalle banche tradizionali, da anni impegnate nelle ristrutturazioni interne? “Vengo da quel mondo e ne conosco le dinamiche. Per prepararsi alla sfida digitale quasi tutte le banche hanno solo chiuso filiali, ma in pochi sono riusciti a cambiare il modello di servizio per il cliente, che di fatto ha perso i suoi principali punti di riferimento sul territorioE’ su questa esigenza che stiamo trovando il nostro spazio”.